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Centrocampista della squadra di calcio messicana
Non è sempre al centro dell'attenzione come alcuni suoi illustri compagni di squadra. Non segna come Jared Borgetti e non para come Oswaldo Sanchez. Non è una celebrità, ma il suo ruolo è altrettanto importante di quello dei giocatori del Messico più amati dai giornalisti. La pura e semplice verità è che pochi componenti della formazione della Tricolor sono altrettanto insostituibili come lo è lui. Sin da ragazzo non è evidentemente un calciatore ordinario. In un paese in cui i giocatori esordiscono solitamente dopo i 20 anni, l'Atlas sorprende il calcio messicano consentendo a un novellino di 17 anni di esordire come laterale destro di difesa. Ciò che gli manca in esperienza, il giovane lo compensa ampiamente con la capacità e l'affidabilità. In breve tempo si appropria della posizione mentre l'Atlas, incoraggiato dal successo dell'esperimento, decide di investire nelle giovanili che successivamente produrranno talenti prodigiosi come Rafael Marquez, oggi un componente imprescindibile della difesa del Barcellona. Crescendo migliora così tanto ad ogni partita disputata che a poco meno di tre anni dall'esordio viene convocato per le Olimpiadi del 1996 ad Atlanta. Ai Giochi diventa una delle stelle della Tricolor, anche se la squadra viene eliminata dalla Nigeria futura vincitrice della medaglia d'oro. Per allora si è già affermato tra i migliori giocatori del paese e non è una sorpresa che venga convocato nella nazionale maggiore. Le tenaci capacità difensive, la tecnica superba e la precisione dei tiri a ridosso dell'area di rigore lo rendono praticamente impossibile da ignorare. Partecipa alla sua prima Coppa del Mondo FIFA a Francia '98. Sotto la guida del leggendario allenatore Manuel Lapuente, il Messico sorprende tutti con un gioco offensivo e grandi proprietà di palleggio, mentre Pardo diventa uno dei simboli della nazionale. Un anno più tardi, svolge un ruolo chiave nel trionfo della nazionale alla FIFA Confederations Cup del 1999 in Messico prima di firmare un contratto per l'América, una delle squadre più importanti del paese. Negli anni successivi il difensore subisce però un calo di forma, rispecchiando il declino delle fortune del Messico che porta Enrique Meza a dimettersi dall'incarico di commissario tecnico della nazionale. Il suo sostituto, Javier Aguirre, attua un rimaneggiamento radicale della squadra e lo esclude dalla sua possibile seconda Coppa del Mondo FIFA a Corea/Giappone 2002. Proprio quando sembra che la carriera del difensore della nazionale si sia fermata per sempre, Lapuente diventa allenatore dell'América e lo prova come centrocampista arretrato. Il cambiamento dona nuova vitalità al giocatore e alla sua carriera. Nell'arco di soli 12 mesi, il perno del centrocampo riconquista la forma perduta e il posto nella nazionale messicana, che da allora non lascia più. Quando Aguirre passa il testimone al tattico argentino Ricardo La Volpe, quest'ultimo chiarisce subito che Pardo sarà uno dei suoi uomini più fidati. Il neocentrocampista ha ripagato pienamente la fiducia dell'allenatore diventando un elemento essenziale per la qualificazione del Messico a Germania 2006 e nella bella figura fatta dalla nazionale alla FIFA Confederations Cup del 2005 in Germania, nella quale indossa la fascia di capitano dopo l'infortunio di Rafael Marquez. Oggi all'apice della carriera, sa di possedere ciò che serve per essere protagonista a giugno. Tutto fuorché un centrocampista centrale classico, è più ispiratore che incontrista, riuscendo però a fornire la forza motrice necessaria alle spalle dell'attacco e un punto di appoggio sicuro per i difensori. Se si considerano poi le sue micidiali capacità nei tiri di punizione, è facile capire perché le speranze messicane di ottenere un risultato storico in Germania poggino tutte sulle sue insostituibili spalle.
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